La lotta alla Malaria

Nei primi decenni del '900 le
Paludi Pontine erano percorse solo da pochi pastori e boscaioli,
ciociari ed abruzzesi, che nel periodo estivo risalivano i loro monti allontanandosi dalla
calura e dalla mortifera anofele.
Tali uomini hanno vissuto per decenni nelle aree malariche dell'agro pontino in uno stato
quasi primordiale, nelle numerose
lestre sparse nella boscaglia.
La lestra era una radura destinata a pascolo invernale, con al centro una capanna cinta da siepe.
Nel 1913 le lestre censite nella
Selva marittima di Terracina erano 350 e occupavano 500 ettari
di terreno.
Le
lestre erano abitate per circa nove mesi all'anno e restavano deserte nel periodo della grande
calura estiva.
Oggi si può visitare una ricostruzione di una lestra presso il centro visitatori del
Parco Nazionale
del Circeo.
La Conquista del Territorio
Le
paludi e gli
stagni, costituivano un aspetto centrale del territorio di quegli anni
sopratutto nella parte centro-meridionale del paese.
Nelle dichiarazioni dell'epoca la malaria era indicata come "
la gran malattia fisica dell'Italia".
Le leggi emanate (
Legge Baccarini) si dimostrano ben presto inidonee a debellare il morbo;
agli inizi del 900 su 5.858 comuni ben 2.823 ne erano flagellati.
Soltanto con la legge del 10 Dicembre 1923, n.3256 il concetto di
bonifica fu sottoposto
ad una revisione integrale che comprendesse la costruzione di strade, l'irrigazione delle
terre e la lotta antimalarica.