
Il
territorio, prima della
bonifica, poteva dividersi in tre parti, tuttora distinguibili.
Anzitutto la
fascia litoranea è caratterizzata da lunghi cordoni di dune recenti, in parte
mobili ed in parte fissati dalla vegetazione: essi separano dal mare quattro laghi, stretti
e allungati, il
lago di Fogliano, il più settentrionale e il più esteso (circa 4 km),
il lago
di Paola o di Sabaudia e i due minori interposti di
Caprolace e dei
Monaci.
La regione alle spalle dei laghi è alquanto più elevata (da 20 fino a 40 m) ed ondulata,
residuo di depositi quaternari che rappresentano antiche dune.
Tra questa zona e il piede dei
monti Lepini si estende poi la regione interna, quella che
in letteratura viene attribuita ad un probabile bacino lacustre o palustre.
Questa regione aveva un’
idrografia quanto mai irregolare: ricche sorgenti carsiche alla base
dei monti Lepini, come quella notissima di Ninfa, alimentavano corsi d’acqua relativamente
copiosi, il cui deflusso naturale diretto verso
il golfo di Terracina (a sud-est) era peraltro
ostacolato dalla troppo lieve pendenza del suolo, dai cordoni di dune recenti paralleli alla
costa e anche dalla intensità dei processi di alluvionamento e dalla vegetazione fluviale
spesso foltissima.